Caselle in Pittari


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Caselle in Pittari è un comune campano situato all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il paese sorge in una conca del fiume Bussento, nel Cilento meridionale, a 444m sul livello del mare e deve il suo nome al monte Pittari su cui nell’Alto Medioevo una comunità di contadini della Valle del Bussento stabilì un proprio insediamento. L’attuale abitato, sorge invece su un rilievo poco distante dal monte Pittari; il borgo storico del paese, costruito inizialmente intorno ad un castrum difensivo, si è poi man mano sviluppato con una disposizione delle abitazioni a cerchi concentrici sempre più allargati, seguendo un modello di urbanistica spontanea che ha caratterizzato tanti altri piccoli centri cilentani.

 

La Rupe e gli inghiottitoi del Bussento


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Caselle in Pittari è un’area di notevole interesse speleologico. Qui oltre alla presenza, in poche decine di chilometri quadri, di  un notevole numero di grotte, inghiottitoi e risorgenze, si trova uno dei fenomeni carsici più affascinanti e imponenti dell’Italia, secondo solo a quello del Fiume Timavo in Istria. L’inghiottitoio principale del Bussento è raggiungibile tramite un sentiero turistico che conduce nell’alveo del fiume omonimo e quindi, dopo poche decine di metri, alla grotta. L’ingresso si presenta con un portale alto circa 25m e largo 12, posto alla base di una parete strapiombante di circa 100 m di altezza nota come “La Rupe”. Gli inghiottitoi minori si trovano invece al margine nord del Monte Pannello a cui si accede attraverso gli ingressi di Orsivacca, Carabo e Cozzetta

Laurelli

L’area archeologica di Laurelli rappresenta una significativa testimonianza storica per la documentazione dei traffici e delle popolazioni che si sono avvicendate nelle valli cilentane in epoca arcaica. Sul vasto pianoro di Laurelli, lambito da due torrenti, sono stati ritrovati resti di un insediamento lucano risalente al VI-III secolo a.C.  Il villaggio e la necropoli del complesso di Laurelli sorgevano su un tracciato di vitale importanza per la sopravvivenza delle popolazioni che confluivano nel Golfo di Policastro poiché conduceva attraverso il valico di Sanza nel Vallo di Diano, principale bacino degli scambi commerciali sul quale si immettevano i percorsi carovanieri delle aree circostanti.