REsistenza

di Antonio Pellegrino

I pastori del Centaurino ebbero ragione di preoccuparsi quando il tempo era bello e di rallegrarsi nella tempesta.
Conoscevano bene il luogo comune e sapevano stravolgerlo.
Praticando il segreto della sussistenza, sapevano che per stare fermi quando il vento soffia forte, non bisogna stare fermi!

La quercia è maestra in questa filosofia dell’avventura e del viaggio di chi non si è mai mosso.
E’ la pratica della vita e della morte nella sua essenzialità che rende sapere lucido l’ethos indigeno
e non c’è codice scritto che possa raccontarlo meglio dell’appartenenza.

Si appartiene per relazione, per uno scambio siglato per procura.
Poi si sceglie, alle volte si sceglie, molto spesso siamo scelti.
I pastori del Centaurino invece sono dei prescelti, lo sono sempre stati,
uomini e donne col destino segnato,
ma intanto, intorno a loro, il vento non è più lo stesso,
sono diventati allevatori!

I Suv sono il nuovo confine su gomma, e le orme delle greggi sono tacchi a spillo nel feticismo di una
modernità granitica, totemica, devozionale.
La quercia non dà più lezioni e si alzano muri al vento della storia che comunque, riesce a muovere tutto
quello che può essere mosso
anche controvento, anche quando non si muove foglia, anche oltre il muro

E’ già i muri, ci sono certi muri che regimentano le acque e trattengono la terra
Servono a frenare, a trattenere liquido e solido e danno forma e sostanza.
Non si oppongono al vento lo accolgono
C’è ne siamo accorti da poco, tutti ne parlano,
La modernità ha scoperto i muri a secco e i pastori del Centaurino il latte industriale!

Il vento certi muri li abbatte e talvolta non vale nemmeno la pena di opporsi, di resistere
certe volte i muri non servono e non servono i confini
Serve il vento, serve non stare fermi, serve stare fermi,
servono i pastori del Centaurino

Serve il granello di sabbia del deserto e il fiocco di neve dell’Himalaya
Il muro a secco, la zampogna e il ginseng
Occorre vivere per capire la strada
Occorre la strada per capire come vivere

Oggi la strada è il cielo, il mare, la terra
Tutto è strada, tutto viaggia, tutto è in spedizione
Pure Pisacane e De Martino erano in spedizione
Il primo per un’idea il secondo per un simbolo
Un secolo tra l’uno e l’altro, un’eternità per chi non li ha mai incontrati.

Sul Centaurino furono catturati alcuni dei trecento, nessuno lo sa,
Sul Centaurino c’è lo spirito del Grano, nessuno lo sa,
la memoria è un esercizio di resistenza all’oblio
tutti lo sanno ma scelgono il folcore, il dolce ricordo, la polvere delle stelle di ieri e non la loro luce.

I pastori del Centaurino seminavano il grano per ricordare
Fame e cibo erano sole e pioggia
La miseria era come il viaggio, bisognava ogni giorno lasciare qualcosa per prenderne qualcos’altra.
Scambio, Relazione, Resistenze!

In una relazione si deve sempre resistere
C’è sempre una necessaria opposizione quando si hanno radici che servono a camminare
La quercia resiste al vento e vuole toccare il cielo
Il Grano resiste al passato e vuole incontrare il futuro

Sul Centaurino il grano esiste e Resiste, il pastore un po’ meno
Gli allevatori non resistono, imprecano!
Sul Centaurino non ci sono chiese, ma c’è lo spirito del Grano
I pastori del Centaurino devono resistere, devono tornare a seminare il grano.

Per tutti i pastori dell’appennino calabro lucano

DAY 2 #CAMPDIGRANO 2017

 

Di mutabili accezioni appare, negativa o positiva, la REsistenza.

Resistenza alla storia e al tempo che passa, resistenza alla fatica intesa come resistenza fisica a sopportare l’enorme sforzo oppure come resistenza a perpetrarla come pratica contemporanea.

Resistenza ai barbari, alla perdita di valori, agli assalti del futuro e i ritorni del passato.

Resistenza dei semi e delle popolazioni evolutive alla siccità, alla piovosità alle scarsità del suolo.

Resistenza a continuare a coltivare semi ormai abbandonati in virtù di un migliore genetico da laboratorio, pensato per ogni terra e ogni clima, ma in particolar modo per le tasche del laboratorio.

Resistenza a lasciar perdere l’uso di tecniche agronomiche sbagliate, resistenza a smettere di utilizzare input chimici, ancor più se usati in ambito di agricoltura familiare di sussistenza.

Resistenza allo straniero e resistenza al vicino di casa, confinante di terra, paesano.

Resistenza alla resistenza stessa, se necessario, come pratica di civiltà, come palestra del futuro.

Sull’appennino, sull’osso d’Italia, nei paesi delle aeree interne, ben altra Resistenza fu condotta, all’oppressione e alla tirannia. Sui monti e nelle valli dalle mille e mille comuni e parchi nazionali e regionali, si resiste in barricate diverse, contrapposte, e c’è chi salta da una barricata all’altra portandosi dietro lo stesso livore. E c’è chi resta in terra di nessuno continuando a resistere di scendere in barricata.

2017-07-12T14:36:57+00:00