SOCIETING RELOADED: recuperare grani antichi per uscire dal fallimento del presente – sabato 20 luglio 2013

Il fallimento del sistema economico mondiale ha generato la necessità di un cambiamento radicale nel modello di sviluppo economico.

Il maggior problema non è la scarsità di idee (nelle menti interconnesse nella Rete ce n’è in abbondanza) nè di proposte concrete (nuovi sviluppi tecnologici come l’open manufacturing, l’open biotech e le energie alternative in rapidissimo sviluppo) e nemmeno di persone disposte a impegnarsi per un cambiamento concreto, nella classe manageriale globale – in particolare fra le leve più giovani – è in atto un cambiamento valoriale che spinge sempre più a dedicarsi al sociale, nelle ONG o nel social business, anche a costo di rinunciare a uno standard economico elevato ed i ragazzi di terre di resilienza ne sono una testimonianza.

Dalla seconda metà degli anni ’90 si è assistito a fenomeni quali quello del downshifting (= semplicità volontaria) esemplificabile con la scelta da parte di diverse figure professionali di giungere ad un volontario e consapevole abbandono del lavoro salariato o ad un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali per recuperare uno stile di vita meno frenetico, dedicandosi maggiormente a lavori che permettono di vivere con una migliore qualità di vita.

Il downshifter è colui che recupera la propria sfera emotiva, rinunciando a chances di carriera, successo e denaro per abbracciare lavori quali l’artigianato o l’agricoltura. Il fenomeno, in rapida diffusione, ha assunto aspetti socialmente rilevanti e, secondo diversi ricercatori, ha la potenzialità di modificare il costume nel mondo del lavoro dei prossimi anni.

In questo ecosistema socio-economico l’agricoltura assume un ruolo preminente non soltanto per la produzione alimentare ma soprattutto per la sostenibilità delle comunità rurali e le persone che vi vivono, e non di meno, per la salvaguardia e la gestione delle risorse naturali primarie.

L’agricoltore contemporaneo non è solo un produttore di alimenti ma un soggetto attivo nel territorio custode di una doppia dimensione reale/virtuale che si è venuta a delineare con l’avvento del web e delle nuove forme socio-economiche che ne derivano. Nella doppia valenza quindi di reale/virtuale, l’agricoltore contemporaneo funge da nodo fisico e immateriale di una rete fatta di persone, idee, progetti, conoscenze e competenze, che sono accomunate dagli stessi valori di condivisione e partecipazione e con la stessa visione del mondo caratterizzata da uno spirito innovativo.

Tutto questo trasposto in un mondo fin ora surclassato, quello dei territori e i lavori della ruralità.

Un contesto quale quello appena descritto le città hanno smesso di essere il luogo prediletto dove avveniva la produzione economica, il centro della produzione materiale ed immateriale. Quotidianamente aumenta il numero delle persone che abbandonando i centri urbani per stabilirsi in zone che in passato venivano definite periferiche per dedicarsi a lavori legati all’artigianato ed all’agricoltura, non scegliendo di tornare a lavori materiali con spirito nostalgico ma proiettati in una dimensione glocal sfruttando tutte le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie (social networking, e-commerce, stampa 3D, mercati locali, GAS… ecc).

Lo stabilirsi nelle zone periferiche assume un ruolo preminente non soltanto per la produzione di beni materiali e della conseguente creazione di valore economico ma anche per la sostenibilità delle comunità rurali e per le persone che vi vivono, e non di minore importanza, per la salvaguardia e la gestione delle risorse naturali primarie.

L’innovazione non va limitata al solo aspetto tecnologico ma comprende anche la capacità di gestire con strumenti nuovi le reti relazionali che ogni individuo mette in essere nel suo agire sul mercato. Quello che manca è un nuovo modello organizzativo: una nuova metodologia del fare impresa che di adatti alle nuove forme produttive che stanno nascendo nelle zone periferiche del nostro paese. Questa nuova filosofia è il societing.

Adam Arvidsson e Alex Giordano che hanno curato la pubblicazione del volume “Societing Reloaded: pubblici produttivi ed innovazione sociale” sostengono che nel nostro paese il cambiamento del sistema può avvenire attraverso tutti i movimenti che partono dal basso, da tutte le energie che i singoli e le piccole comunità possono immettere nel processo produttivo nella creazione di nuovi scenari economici.

La realtà tuttavia è ancor più radicale: il societing deve ricaricarsi (in questo senso reloaded ) di nuovi significati e indagare nel presente le basi concrete per uscire da una crisi che non ha futuro. E’ una testimonianza degli scambi avvenuti tra appassionati di ricerca convinti che la crisi non stia nell’idea di mercato in sé, ma in un certo modo di considerare e vivere il mercato che oggi, alla luce delle evoluzioni socio-culturali e tecnologiche in corso, non è più accettabile.

Adam Arvidsson e Alex Giordano interverranno durante il #CampdiGrano per raccontare tutte le esperienze produttive raccontate nel loro libro. Proveranno insieme ai partecipanti a fare chiarezza su cosa sia realmente l’innovazione sociale e su quali siano strumenti, metodi e possibilità dell’innovatore sociale che possono essere concretamente calate in un contesto mediterraneo e in una piccola realtà come quella di Caselle in Pittari.

Non sarà una cattedratica presentazione di un libro ma la volontà di giocare insieme alla comunità per capire quanto un sogno possa essere economicamente, socialmente ed ambientalmente sostenibile.

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