#CampdiGrano 2012

Proviamo a raccontare cos’è stato il CampdiGrano 2012 attraverso le parole di chi, in qualche modo, l’ha vissuto:

…Ma cos’è stato più precisamente Camp di Grano? Si è trattato di una settimana di vita rurale a contatto con gli antichi saperi e mestieri della zona che i vecchi contadini del Cilento hanno tramandato ai più giovani, in una sorta di passaggio di consegne generazionale che non sa di passato ma, viceversa, profuma di futuro. Il protagonista assoluto e incontrastato dell’evento è stato il grano e tutta la sua filiera che parte dalla semina e arriva al prodotto più simbolico della nostra alimentazione: il pane.

…Sì perché è proprio questo il punto della questione: se aumentano i giovani come quelli di Camp di Grano, se le nuove generazioni riescono cioè a (ri)scoprire la passione per l’agricoltura ed approcciarla in modo intelligente e rispettoso dell’ambiente, se dimostrano una sensibilità del genere nei confronti del passato e delle tradizioni bene, questo malmesso Paese può avere una piccola ma concreta speranza di farcela.

Forza ragazzi!

Gianni Gaggiani – Grow the Planet

 

…E’ andata che la sveglia suonava alle 5 e 30 del mattino, è andata che la nostra colazione sapeva di latte di vacca e torte sfornate dalle mamme Casellesi; è andata che un gruppo di giovani ci ha mostrato cosa significa impegnarsi per il proprio territorio, Pro-Loco insomma; è andata che la prima lettera dell’alfabeto rurale che ci viene insegnata è la F come FALCE.

…Gli uomini avanti mietono mentre le donne dietro legano le gregne (fasci di spighe). Questo ruolo, in gergo cilentano iermitatrice, era nel passato tipicamente femminile ma il #campdigrano è contemporaneo e la contemporaneità non fa distinzioni di sesso così ho visto donne mietere, uomini iermitare, uomini e donne spigolare.

…#campdigrano è stato una simulazione della fatica, ma l’agricoltura, anche la nuova agricoltura, quella eticamente innovativa, quella che punta allo sviluppo senza scarti sociali, è fatica reale, uno sforzo che in molti però, a Caselle in Pittari come altrove, vogliono e sentono di poter sostenere. Scrivevo qualche giorno fa “Il progresso, lo sviluppo reale, si nasconde tra spighe e profumo di pane”, questa è la rivoluzione culturale, questo è il subbicasutta.

Valentina Musarra – AiCARE

Sono travolto da immagini ed emozioni. Le parole abbandonano la mente ubriaca di vita. Un senso di vuota pienezza mi pervade. Sono trascorsi sette giorni, sette notti, sette albe e sette tramonti interminabili. Una settimana di #CampdiGrano

Michele Sica 

…È facile partire, lasciare quello che resta, aspettare qualcosa, lontano. Ci vuole coraggio a tornare, invece, non avere l’alibi per non fare, essere consapevoli che bisogna piantare i semi, dopo aver lavorato il terreno, per poi raccoglierne i frutti.A Caselle in Pittari ho imparato a restare. Ho imparato a dare senso (e sensi) a quello che ho.

Simone Valitutto

…il nostro non è stato un evento. Non siamo la celebrazione di qualcosa che già esiste e non vogliamo ricordare tempi esistiti e spariti. Vogliamo parlare di una generazione di crisi, la mia e la vostra e vogliamo farlo con il “fare concreto” sporcandoci, vivendo. Siamo un’esperienza fatta di energie, non programmate, non prevedibili e indefinibili.

…Arrivata a Caselle ho raccolto il grano, faticato e mangiato con le stesse mani, ho toccato tutto, mi sono contaminata, dentro e fuori e tirando dei respiri lunghissimi ho capito che il senso di tutto è la passione.

Giovanna Napolano

…Qualche giorno fa ho deciso di prendere il treno dalla Puglia verso il Cilento per andare al #campdigrano. Sette ore di viaggio in treno sono di sicuro una forte motivazione, una spinta non indifferente alla ricerca e al cambiamento, poi. E la prima cosa che ho trovato è stata una Rivoluzione.

Anita Defelice

 

…Il Camp è stata una vera esperienza estetica, dove tutti i cinque sensi sono stati stimolati. Più di tutti il tatto che spesso dimentichiamo essere la nostra connessione con la materia. Le nostre mani lì hanno lavorato, si sono irruvidite, lacerate da qualche graffio e appesantite da fardelli mai trasportati. Si sono unite alle nostre menti, in una simbiosi che ha portato ad un momento unico di connessione tra le due dimensioni umane: quelle del corpo e della mente.

…Forse siamo stati un po’ matti a provarci ma, in fondo, sentivamo di lanciare un seme sperando che questo possa “porchiare”, sperando che il Camp di Grano sia iniziato realmente il giorno dopo essere tornati a casa.

Gennaro Fontanarosa – Societing

 

…È comunque stato bello vedere i computer appoggiati per terra. Sentire parlare ragazzi venuti da tutta Italia, da paesi e città, mi ha fatto pensare alla mia vecchia formula di coniugare il computer e il pero selvatico.

…Io non ci credevo, pensavo che il palio del grano fosse una delle tante cose un po’ finte che si fanno nelle estati paesane. E invece mi sono trovato dentro una festa contadina semplice e possente, un piccolo miracolo rurale.

…So bene che tutte le persone, molte centinaia, che mangiavano strette strette sull’aia, in un meraviglioso affresco corale, adesso stanno nelle loro case, magari consegnate alla tristezza dell’autismo di massa, ma qualcosa è accaduto.

…A Caselle in Pittari per una settimana, con l’esperienza di camp di grano, si è reinsegnata la lingua della terra declinata dal suo cereale più familiare. Il grano ci ha ridato senso quando tutto il resto ce lo toglie

.…Nessun corpo era piegato dal giogo della levata all’alba e dalla fatica dei campi, anzi.Ogni giorno era più presente e sentiva l’altro, fianco a fianco nei campi, come suo compagno. Come su una spiga un chicco accanto all’altro. Chicchi mai stanchi.

By | 2013-06-17T13:59:12+00:00 Giugno 17th, 2013|Categories: Blog Camp|Tags: , , |0 Comments

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