Scusate il ritardo

BlogCamp è morto?

Un’affermazione folle e in parte vera, solo in parte. Muore quel blogcamp fatto di racconti e aspettative e cosa inizia non saprei dirvelo perchè #Campdigrano è cominciato adesso veramente, ed è in continua costruzione. Non ho speranze o attese su quello che sarà, non mi interessa. Quello che abbiamo costruito, semplicemente credendoci, ha superato di gran lunga qualsiasi previsione o attesa.

Era troppa la stanchezza da fatiche off-line per permetterci di scriverVi la sera/notte. Non abbiamo fallito fino al 3° giorno poi le cose sono andate troppo bene ed egoisticamente abbiamo deciso di concentrare le nostre energie nella meditazione e nei fatti. Non per questo abbiamo dimenticato Voi lettori che numerosi avete seguito il nostro lavoro, passo dopo passo. A voi dedichiamo quello stravolgimento potente, partito dalla più essenziale semplicità, quel “subicasutta” che ha ribaltato convinzioni e abitudini, senza sforzi.

Ho serie difficoltà a scrivervi del #Campdigrano e del #Paliodelgrano perchè temo di creare in Voi delle aspettative e sarebbe terribile. Il nostro incontro è stato assolutamente governato da un mix energetico perfettamente combinato ma non riproducibile, un big bang di esigenze ed esperienze che ha generato un mondo nuovo. Il nostro non è stato un evento. Non siamo la celebrazione di qualcosa che già esiste e non vogliamo ricordare tempi esistiti e spariti. Vogliamo parlare di una generazione di crisi, la mia e la vostra e vogliamo farlo con il “fare concreto” sporcandoci, vivendo. Siamo un’esperienza fatta di energie, non programmate, non prevedibili e indefinibili. Ho elaborato la mia vita in codici nuovi, riflettendo su decisioni e spettri che non mi facevano più sentire viva.

Da qualche anno, soffro di automisofobia, un disturbo compulsivo-ossessivo che mi porta a lavare continuamente le mani. E’ la paura di contaminarmi che mi ha spinto per anni a lavare continuamente qualsiasi cosa mi mettesse a contatto col “resto sporco”. Quintali di salviette imbevute all’aroma di culo di bebè che mi facevano sentire forse più sicura. Arrivata a Caselle ho raccolto il grano, faticato e mangiato con le stesse mani, ho toccato tutto, mi sono contaminata, dentro e fuori e tirando dei respiri lunghissimi ho capito che il senso di tutto è la passione.

Ho raccolto a due mani tutta l’umiltà del contesto Casellese per ricordarmi della vuotezza dell’apparenza e del finto perbenismo in cui ogni tanto cado io stessa senza rendermene conto.
Tante cose si annullano alle parole di un anziano Uomo che con un italiano incerto parla di amicizia e per questo è poetico, lo sento sincero.  Dottorini e dottoroni “di un certo livello” non mi hanno mai commosso con parole piene ed emozionanti.

Volevo essere brava e narrarvi il vero di quello che ho provato ma fallisco miseramente e volontariamente. Ho provato a parlarvi come se vi avessi di fronte, ho raccontato senza trama, perchè ogni giorno dobbiamo costruire il senso, è questo quello che ho capito, e in ogni caso, non sono riuscita comunque a farvi sentire sulle pelle quanto possano essere potenti 30 giovani determinati e sognatori.

 

Fortunatamente il futuro non esiste, il tempo non è ciclico e io amo sporcarmi le mani.

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