CampdiGrano giorno 3. La Rivoluzione di una campista

Anita Defelice al CampdiGrano 2012

Parla una campista ovvero una porchiata* del CampdiGrano. Anita Defelice

Voglio perdere la cognizione del tempo

C’era una volta, ma in realtà c’è ancora, un certo Don Peppo che negli anni 20, quando era il mese di Giugno, partiva dal Cilento per andare a fare “la giornata” in Puglia. Don Peppo mieteva il grano di professione e per offrire la sua manodopera faceva un viaggio di otto giorni. Oggi, un viaggio in treno nella direzione opposta dura solo sette ore, ma, come dice Bosconauta, in proporzione a quel tempo sono molte di più.

Questo “cunto”, o racconto, appartiene alla storia di Caselle in Pittari, in Cilento, al tempo in cui gli abitanti scandivano la giornata con le ore dei pasti e l’anno con il ciclo di vita del grano.

Oggi la storia si ripete e poiché noi siamo fatti di storia da qualche giorno fino a Domenica, Caselle mi accoglie, mi nutre, mi colora, mi riempie, non solo di segni sulle braccia, mi affascina, mi eleva.

Qualche giorno fa ho deciso di prendere il treno dalla Puglia verso il Cilento per andare al #campdigrano. Sette ore di viaggio in treno sono di sicuro una forte motivazione, una spinta non indifferente alla ricerca e al cambiamento, poi. E la prima cosa che ho trovato è stata una Rivoluzione.

Un gruppo di ragazzi che pretende, nel senso di gridare a gran voce una volontà radicata, di portare il passato nel futuro, di imparare dal passato per costruirlo, il futuro, magari cominciando con un teatro fatto interamente in paglia.

Come per tutte le rivoluzioni, si parte dalle relazioni, e quella tra passato e futuro non è sempre felice. Da un lato c’è Graziano che prevede il tempo cattivo riconoscendo il vento di Bora meglio di una qualsiasi app sullo smartphone, dall’altra c’è Jepis che il seme della rivoluzione lo getta sui social network, chiamando “alla raccolta del grano” non solo braccia, ma anche le menti più operose.
Ecco che il tempo diventa protagonista e qui si capisce come ancora non lo conosciamo. Tempo che si accellera, per correr dietro alle dinamiche relazionali di un numeroso gruppo di ragazzi a confronto dentro lo spazio piccolo di un campo di grano, che poi rallenta dietro una macchina fotografica alla ricerca della luce delle stelle fino a fermarsi completamente di fronte al silenzio eterno.

Porchiati al campo, ore 7.00

Domani si ricomincia presto e a buttarmi giù dal letto non ci sarà solo la voglia di conoscere Neve, la mucca di Pietro, ma soprattutto tutto quello che la natura sarà così generosa da offrirmi.

Adesso dico che la cognizione del tempo vorrei sempre perderla, tanto poi c’è il suono della tammorra che mi rinfresca la memoria.

Tammorriata nel centro storico di Caselle. Dalla sinistra: Michele Sica, Antonio Pellegrino, Paolo Parente

Tatatarata tatatarata ta ta ta…

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