CampdiGrano giorno 1: un abbraccio di Grano

Siamo qua, primo giorno del CampdiGrano.
Alba.

Assonanti, speranzosi, sereni. Passi lunghi e vicoli stretti.

La cornice del centro storico di Caselle in Pittari è di balconcini piante e fiori, ,panni stesi e case che si guardano in faccia ma che puoi toccare con le estremità delle braccia. Cammini in punta di piedi attraversando le viscere del centro per raggiungere il campo. Un campo che i porchiati* del Campdigrano non hanno ancora visto.

Lo intravediamo da lontano l’oro di Caselle.
Lo invadiamo con l’irruenza dei bambini.
Il latte appena munto è ancora da bollire. E’ la metafora di un tavolo quella balla di paglia che ospita latte, crostate e marmellate
La sana colazione di antichi odori è preludio di una giornata intensa. Arrivano i Maestri della Terra: antichi Contadini da cui impareremo a tenere in mano la falce, a mietere il primo grano, a legare le gregne**, a fare le vurredde***.

Il contatto con il grano è mistico, la falce raccoglie il fascio, la mano la accompagna, e il taglio è netto. Il grano si adagia a terra con un movimento che simula il sole, e nasce la gregna legata dalla iermitrice. Le donne abbracciano i fasci di grano con i zucarieddi****.

Doniamo ai vecchi dal paese, dopo 30 anni, la possibilità di aprire la finestra e guardare un paese che era vivo ma che oggi rinasce, risorge. E non è un ricordo, è sudore che innaffia il passato, è vita.

Gesti atavaci che ritornano in un manualità ritrovata. Improvvisati mietitori e iermitrici che ritornano da vecchie mani in un nuove menti.

Le grida, le risate e la musica. Al CampdiGrano è ora di pranzo: la mensa è la piazza di un rione, intimo e familiare. Ospita un gruppo di pazzi suonatori, sognatori sporchi di terra, con le braccia graffiate dalle ariste (i capelli del grano), e i capelli bagnati di sudore. Seduti all’ombra delle strette case, armati di chitarre e tamburi rianimiamo le antiche corti di un paese stretto, di una comunità viva e rinata.

Cediamo alla prima stanchezza di una giornata di sole. Il rientro al campo per la contaminazione con gli spunti accademici dei workshop pomeridiani ci vede riuniti nel Teatro del Grano.

Seduti sulla lana del grano, la paglia, ci presentiamo. Ognuno dice se stesso.

 

Un longobardo, Nicola Di Novella, ci insegna l’alfabeto del Cilento, della terra che ci accoglie. Imparare la biodiversità vuol dire imparare a leggere la natura, per come essa si presenta a noi, senza alcun filtro culturale.

A sorpresa,Pasquale Persico che ci fa ascoltare il silenzio del tutto che ci circonda. Un’emozione troppo forte per essere raccontata.

Conclude Angelo Avagliano, commosso per quella che per anni ha temuto fosse solo una visione. Visioni immaginate diventatano sorrisi e applausi. Il maestro della Terra, primo cumpare del Palio del Grano, racconta i Grani di Caselle e di Pruno, della sua tempa del fico, con tamburello, voce e lacrime.

Legenda

*Purchiare= E’ la capacità di un chicco di grano(soprattutto delle varietà antiche) di germinare in più spighe.
** Gregne= Fasci di grano precedentemente adagiati sul terreno dai mietitori e legati dalle iermitrici (vedi sotto)
***Vurredde= Cumuli di gregne disposte in forma piramidale per permettere all’eventuale pioggia di scivolare senza bagnare le spighe
**** Zucarieddi= Spago tagliato a misura per permettere alle iermitrici di legare le gregne.

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