Nulla è per caso: e arriva il #CampdiGrano

di Massimo Ammendola

Da tempo, sento forte dentro me la voglia di ritornare alla terra. Vivo in città, a Napoli. L’unica terra che posso toccare è quella delle piante sul balcone.

Mi manca la terra. È un bisogno energetico. È un bisogno politico.

Viviamo male. Respiriamo male. Mangiamo malissimo. È necessaria una “transizione”. Verso un altro tipo di vita. Più lenta. Più naturale. Più umana. Più comunitaria.

Ne discuto da tempo, con parecchi amici (anche sulla rivista Città Future).

Ripartire dai piccoli centri, rendendo meno complessa questa società capitalista globalizzata. Recuperare il rapporto con la terra, con le radici, col sud. Ripartire dall’indipendenza alimentare ed energetica. Prima che sia troppo tardi.

Le città sono il coacervo delle contraddizioni. Non reggeranno. Spostarsi un po’ più in là, allora, dove c’è ancora la terra buona, non quella sterile e ammalata. Ma come iniziare? Non so come fare.

E allora mi metto in attesa, senza fretta.

E l’universo mi manda prima Franco Arminio, lo scrittore paesologo, e la Scuola di Paesologia che è stata organizzata ad Auletta a fine giugno. Ho scoperto tanti ragazzi, li ho sentito vicini, mentre camminavamo la stessa strada, con visioni e sogni comuni.

Il mondo è morto, ma possiamo ricostruirlo!

E poi mi manda Angelo Avagliano, creatore della Tempa del Fico. Amici in comune, mi suggeriscono contemporaneamente di fare una passeggiata da lui, a Pruno di Laurino. Mi accolgono lui, la moglie Donatella e le due scoppiettanti bimbe. Lunghe chiacchierate. Un sentire comune. E la proposta del Camp di grano. Colta al volo. E allargata agli amici della Scuola di Paesologia.

Nulla è per caso. Continuo a restare in ascolto. I tempi stanno maturando.

Non vedo l’ora che sia domenica.

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