Il Palio, fucina di contemporaneità e futuro.

di Stella Salomone

Ho conosciuto il Palio del Grano unendo il mio cammino con colui che ha dato vita al Palio.
Prima non lo conoscevo.
Non vivevo più a Caselle in Pittari da qualche anno e tutto quello che era ruralità non mi apparteneva.

Era appartenuta, la ruralità, a mia madre.

Figlia di contadini, felice nella sua età di donna, di essersi finalmente scrollata di dosso terra e puzza di animali.

Conoscendo Antonio Pellegrino, imparando a conoscere il Palio, ho scoperto che la terra non è solo fatica, sudore e vergogna, ma può essere altro. Prima di allora non lo sapevo.

In quel periodo stavo imparando a camminare sulle gambe della consapevolezza, e avevo da poco scoperto quanto fossero necessarie le prospettive, le diverse prospettive dalle quali si osserva un fatto.

Ho cominciato a guardare grano e ciucci da un’altra angolazione.

Così ho conosciuto  il Palio, il grano, l’abbondanza, ‘a ianculidda, ‘a russulidda, ‘a vurredda, ‘a vandera, i canniddi, ho scoperto che il grano si curca si mina vientu, ho scoperto che sant’Antoniu ‘u ndona, ho scoperto che ci sono delle varietà ca porchiano.

Ho scoperto che parlare di terra e di grano è bello e può essere interessante.

Prima di allora non lo sapevo.
Quante cose ho scoperto, eppure erano state sempre lì, lì ad aspettare, forse aspettare di essere dimenticate del tutto, invece per uno strano gioco della storia sono rispuntate fuori.
Sono germinate dalla stessa terra che le aveva sepolte.

Il Palio ha fatto destare la curiosità delle generazioni come la mia, che di grano, ne avevano sentito parlare solo dalle pubblicità del Mulino Bianco. Una generazione distrutta nel profondo dall’accumulo e dal consumo sfrenato, e che oggi ha dovuto accettare, metabolizzare, concetti “Strani”come decrescita e consumo critico.

Ed è proprio per questa schizofrenia moderna, che il Palio non è stato capito fino in fondo da molti, che avrebbero dovuto condividere i principi fondanti, proprio perchè i principi del Palio, sono i principi  sui quali una società salubre oggi più che mai dovrebbe reggersi.

Principi contemporanei e giusti.

Mi piace citare una frase di Seneca che scrive: “se vivrai secondo natura, non sarai mai povero;se vivrai secondo le opinioni, non sarai mai ricco”.
Trovo interessante sottolineare quanto un gruppo di ragazzi sia stato caparbio, ostinato e lungimirante nel credere nelle potenzialità  e nella forza trainante che il Palio ha sprigionato fin dalla sua nascita.

Il nucleo di ragazzi che hanno accudito il Palio durante gli anni, non hanno vissuto e non vivono di conformismo, non vivono di non ragione, spesso non ritengono giusto ciò di cui tutti sono fermamente convinti, non si adeguano, ed è proprio per queste loro caratteristiche che il Palio è arrivato fino ad oggi, come una  sana e robusta manifestazione.

La mia generazione, non ha bisogno di parole vuote e di politica farneticante buona solo a ricoprire incarichi utili alle loro tasche e alle tasche degli amici, che magari un tempo erano amici di altri, la mia generazione ha bisogno di figure come queste, che sanno credere in qualcos’altro chiamato Futuro.

Un futuro che comincia ad apparire ai nostri occhi, come la luce appare alla fine di un lungo e stancante tunnel.

Le giovani generazioni Casellesi non sono escluse.

About the Author: