Il grano, oro del mediterraneo

Mentre il caldo comincia a fare il proprio lavoro e gli impegni si intensificano sempre più, la mente evade in quei luoghi della memoria e del sogno, aspettando quello che verrà. Lottando la spossatezza e assecondando la frenesia per l’estate, noi lanciamo il waiting for CampdiGrano, un diario virtuale che segue le emozioni dei partecipanti,o meglio, protagonisti, per quella che sarà la nostra avventura estiva a Caselle in Pittari.

di Giovanna Napolano

Il mio “Waiting for Campdigrano“: non un conto alla rovescia ma la luce in fondo al tunnel

Mi hanno chiesto di scrivere di pancia, di essere sincera e pronta a tirare fuori tutto quello che mi appartiene in questa esperienza di vita senza precedenti. Raccontarvi cosa significa per me il Camp di Grano significherebbe raccontarvi quanto amo la mia terra e come ho conosciuto questa opportunità di cambiamento e felicità.

 

Ma discutere della mia esperienza personale vi spingerebbe a credere che è solo questione di congetture ed eventi legati intimamente a me e alla mia vita, invece vi porto pensieri e opinioni risultato di un percorso che appartiene ad ognuno di noi, a cui ognuno può dare un senso personale, certamente, ma condivisibile soprattutto. Grazie a questo progetto, ho frequentato idee che hanno dato forma a un pensiero che non troppo tristemente, in passato,consideravo solo mio, ma che poi, casualmente e per fortuna, ha trovato radici in giovani caparbi e determinati, affetti dalle loro passioni, che vivono lontani dai canovacci apprensivi raccontati a gran voce da commedianti mediatici, predicatori professionisti dell’unico vero fenomeno in recessione in questa epoca, la prospettiva.

Seguitemi con i ricordi e provate a concentrarvi sul cambiamento che vi è stato chiesto in età adolescenziale: riscoprirete grandi sofferenze e insicurezze. Quella bella monotonia, sicura e sempre presente è smottata nel momento in cui vi è stato chiesto di crescere verso nuove regole, fatte di senso doveroso, non intimo e spontaneo. Nulla di diverso di quanto sta accadendo al mondo; da una fase adolescenziale si protende verso uno scatto di maturità che richiede responsabilità e coscienza, quella presa di consapevolezza che io vivrò al Camp di Grano

 

Un distacco necessario da certi valori che attraversano sofferenze e momenti di buio e ritornano potenti in me in maniera assai più consapevole. L’amore per la mia terra l’ho scoperto col distacco. Se a 16 anni mi avessero permesso di vedere la mia me 23 enne, sicuramente mi sarei emozionata d’orgoglio, ma crescendo, ho capito quanto sia importante la meditazione e la concentrazione per ascoltarsi e ho abbandonato tutte quelle  scelte motivate da strutture mentali fatte di aspettative lontane da quello che amo veramente.

Osservando i miei coetanei e chiacchierando con loro, mi chiedo spesso come possano essere tanto ostinati e testardi in una realtà così spietata ma sincera, che non ci vedrà delusi e disillusi come i nostri genitori, perché ci sta mostrando tutte le falle di un sistema perverso e ci dice che l’economia non è una scienza empirica, nonostante le formule e i grafici,  bensì una scienza umanistica, che impara dal confronto e dall’inefficienza. Mi chiedo spesso perché correre controvento, piuttosto che voltarsi e favorire della spinta per correre più veloci? La nostra è un’epoca enigmatica, anarchica, sofferente e incerta, adolescenziale; e io mi sento protagonista, sono futuro, ma intorno a me vedo troppa paura di crescere e di assorbire i cambiamenti per assimilarli verso una trasformazione.

Adoro, di questi miei tempi, la possibilità di avere scelta perché le vecchie strade non mi appartengono e allora il posto di lavoro fisso preceduto dalla bella laurea, il salario garantito, il matrimonio poco dopo i 30, e la pensione post-prestazione, servono a poco e non perché qualcosa sia andato storto, ma perché semplicemente lo scenario è cambiato, trasformato. E dopo kilometri di riflessioni mi sono raccontata quello che ho sempre pensato e ho capito che la felicità non è l’orgoglio di un obiettivo raggiungibile e raggiunto bensì la scelta di correre verso qualcosa che hai sempre sperato di vivere ma che appariva così lontano.

Ho deciso di sprofondare in questa esperienza tanto potente perché il grano è qualcosa di fortissimo, oro delle mie terre, petrolio sano del mio Mediterraneo, figlio di un alchimia naturale. Camp di Grano e il Palio del Grano sono tutto questo per me e attraverso questo viaggio chiedo scusa a me stessa per aver sottovalutato la potenza di quei valori che mi appartengono troppo potentemente.  So che in quei giorni vorrei sentirmi lì e non altrove, confermerò così quanto è importante lasciarsi fluire assecondando la passione.

Mi sento la dimostrazione che la mela non cade mai troppo lontana dall’albero.

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